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05 Sep
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Fornelli etnici in pista

437 letture - I fornelli, a corredo delle strutture indispensabili in ogni pista che si rispetti, stanno dilagando in tutta Europa, ma specialmente in Italia, nazione da sempre entusiasta di sperimentare.
La stessa “Futura” di Bologna, da sempre considerata la pista più disattenta alle strutture accessorie, ci comunica che stanno organizzandosi per darci le più esclusive delle soluzioni.
Mandate in pensione le classiche salsiccie al ragu’ e le tagliatelle alla griglia, hanno pensato che i take-away di sushi fanno affari d'oro anche se l'uso maldestro delle bacchette è diventata senza alcun dubbio la prima causa di incidenti.
I ristoranti etnici in pista sono ormai più numerosi delle pizzerie e qui vogliamo segnalare quelli che fanno maggiormente tendenza.
Mish-mash - Il Mish-mash è il vero e proprio tempio della cucina fusion. Il massimo dell'audacia global e della sperimentazione senza frontiere. Il proprietario è francovietnamita, il cuoco è egiziano, l'aiutocuoco canadese, le ricette turche, la carne è argentina, i camerieri sono ominidi della Galassia di Oberon e la cassiera è una ex battona del porto di Amburgo scelta perchè è la sola che riesce a mantenere la disciplina.
Al Mish-mash non sai mai quello che puoi mangiare, il menù cambia ogni domenica a seconda di quale delle etnie presenti è riuscita a sopraffare le altre e ad impossessarsi dei fornelli.
Interessanti gli arredi: sono panchine in plexiglas fluorescenti che occupano l'intero spazio, compresi i bagni. Meglio portarsi da casa un tavolino pieghevole se si vuole appoggiare qualcosa.
Agli antipodi - Nato dall'appassionata fantasia del designer pugliese Imo Falsobuono, questo punto di ristoro inserito nella pista di Locorotondo è un'esperienza imperdibile per gli appassionati del mare, che si ritroveranno in un ambiente tipico, tra reti da pesca, arpioni, aragoste di plastica e lampare. A prima vista sembra di essere in un qualunque ristorante marinaro di qualche pretesa e di bassa qualità, ma è solo un'impressione. Locorotondo, spiega ai clienti il patron Amo Cattivo, fratello di latte di Imo, è identica a Porto Tolle, anche nei sapori e nelle atmosfere. Imperdibili le anguille marinate: spalmate sulle gomme, risultano utili anche per aumentarne l'aderenza.
Kikkule - Il primo ristorante di cucina esquimese è stato aperto a lato del parcheggio della pista di Cassino da Yurk e Bark, una giovane coppia di cacciatori di foche della Terra di Bering. Lui serve ai tavoli, lei sta in cucina, anche se è impossibile distinguerli.
Ci si va per assaggiare il merluzzo alla fiocina, ma vanno forte anche il carpaccio di tricheco, l'insalata di licheni con peli di tricheco e il rarissimo stinco di tricheco.
Tutti i cibi sono marinati a lungo in aceto di mele e i clienti prima di uscire devono essere sottoposti allo stesso trattamento per levarsi di dosso il fortissimo odore di tricheco.
Belli gli arredi hi-tech dell'architetto locale Lou Rondolino: grossi ganci da pescheria che scendono dal soffitto, ai quali vengono appesi gli sgabelli per i clienti.
Si mangia tutti insieme, secondo l'uso esquimese, mentre in diffusione si possono ascoltare le nenie di Cazzacupoli.
Amaghi Sinto Kale Misturi Club - E' il più raffinato e costoso tra i sei ristoranti della Turbie di Montecarlo. Se ne dicono mirabilie, ma è ancora in attesa dai primi clienti a causa della grande difficoltà che hanno di ricordarsi il nome per la prenotazione.
Bongo Cafè - Un locale di cucina congolese proprio in mezzo alla pista, a due passi dalla direzione di gara. Un'idea del genere poteva venire solo a Gesualdo Angeli, l'architetto calabroemiliano che sognava da sempre un tocco congolese nel cuore della sua Fiorano. Ed ecco il Bongo Cafè, con personale esclusivamente africano, tranne i suonatori di tam-tam che sono ex cronometristi disoccupati. Originalissime tartine di antilope, che viene macellata sul posto tra le suggestive urla rituali del personale. Buono il salame di pitone al taglio.
Sushi "al binario" - Da un'intuizione geniale dell'architetto astigiano Roberto Ciro, infine possiamo godere del primo take-away su pista off road. La sua caratteristica è che vengono serviti rotolini di sushi in tutta la pista, portati su un sistema di nastri trasportatori molto ramificato.
Unico inconveniente, l'assalto dei topi durante il percorso sotterraneo del sushi, e quello dei piccioni durante il tragitto all'aria aperta.
E' molto glamour, tra i fuoristradisti più spigliati e dinamici, quelli della polvere e del fango, riuscire a individuare un pezzo di sushi intatto lungo i nastri trasportatori che percorrono pista e box ed inghiottirlo in un sol boccone pagandolo 30 euro al pezzo.

 

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Non vorrei mai
appartenere ad un club
che contasse tra i suoi membri uno come me
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Lui e lei amavano la dolcezza ed insieme morirono di diabete
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Un elicottero molto arrabbiato:
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La vera libertà di stampa consiste nel dire ciò che
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Taluni amano leggere giornali e riviste al gabinetto perchè vogliono sapere cos'è suc-cesso
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