257 lettureQuando, terminata l'avventura del campionato del mondo, ho assistito alla cerimonia di chiusura e quindi alla premiazione, ho pianto.
L'Italia era tornata ad essere una potenza automodellistica mondiale ed io non avevo potuto dare il benchè minimo contributo. L'unica cosa concessami era l'applauso, un applauso che avevo però espresso, per i miei eroi, lungo e caloroso.
Il fatto è che ai miei tempi il radiocomandare un automodello era considerato da scomunicati.
Le cose devono essere molto cambiate se, da una nazione che considera l'hobby come una pericolosa distrazione, è nato questo popolo di telepiloti, di Ferrari in scala e di Senna in miniatura.
Perciò con rimpianto guardavo il grandioso cerimoniale, una via di mezzo tra la parata militare ed il Palio di Siena con danze di vestali e fuochi d'artificio, circo per i bambini e banda dei carabinieri, il tutto sotto la sapiente regia di un coreografo.
E stupivo della perfetta organizzazione: dieci secondi dopo ogni fase della gara un inserviente implacabile mi metteva in mano un foglio con nome, età, peso e gruppo sanguigno del pilota, cosa faceva a sette anni e cosa voleva dal futuro. E guardavo con invidia la pista larga dodici metri mentre settecentotrentadue giornalisti sottolineavano con rutti ciclopici (c'erano bibite gassate gratis!) le fasi più emozionanti della gara.
In pista, le squadre: la Germainia con in testa i due re tedeschi dell'ancheggiamento. Il primo è un robot perfetto che muove, oltre all'anca, soltanto i pollici e che si nutre solo di ossigeno.
Il secondo invece, oltre a muover l'anca, sa guidare la Golf, beve birra e si diverte ad indossare la maglia della squadra francese, i quali francesi sono in grave declino anche se i loro medici sportivi hanno già calcolato quanto dovrebbe essere lungo l'osso del pollice del telepilota ideale. Hanno però delle belle ragazze che accompagnano ovunque i loro eroi compreso quel pilota a livello spaziale, soprannominato Gagarin.
Gli americani si chiamano invece tra loro Zucchero, Banana e Topolino anche se sono sul metro e novanta e pesano centoventi chili. Molti sono isterici e primedonna, altri sono molto seri, come Smith che ha già vinto ottocentododici gare di fila.
E gli italiani? C'è Chiodo, prosciugato dagli sforzi e tantissimi giovani che si allenano anche nei corridoi dell'albergo.
C'è quello che va a grana e con le ultime gare si è fatto una due posti da settemila di cilindrata, l'altro che, nonostante tutto, continua a sorridere ed infine Baruffi sempre incacchiato.
Ma è fuori dalla pista che "i mostri" stupiscono di più: Baruffi che in pista fa il bisonte forte e prepotente, fuori sembra Heidi. Il suo più diretto rivale, dopo la sua batteria prolunga sempre la sua corsa fino al cesso perchè continuamente vittima di spaventose diarree. Gli americani vanno in giro ballando con le radio portatili, gli australiani fanno loro da donzelle, i francesi litigano in continuazione per i soldi ed i tedeschi mangiano sempre tutti assieme e quando si passano il sale, sembra che stiano facendo la staffetta.
Mentre la nube degli scarichi si dilegua e sui tabelloni elettronici appare la parola fine, mentre Cairo se ne va un po' triste perchè appena arriva lui gli italiani fanno cilecca, mentre sale al cielo il rombo delle tastiere dei computer e si disperdono per l'aria i palloni colorati, mentre si celebra l'apoteosi, insomma decidiamo che ci compreremo una radio e ci rifaremo degli anni perduti.

















