457 letture - Vi scrivo dalla capitale dell'isola di Mene, uno dei posti più selvaggi, primitivi ed esclusivi del mondo. I felici popolani che abitano quest'isola sono molto bronzati, diffidenti e si chiamano Imeniani.
Qui l'ecologia non è stata ancora inventata e la natura è incontaminata: dagli alberi pendono in abbondanza caciotte e melanzane, le pietre hanno ancora il sapore delle pietre, le arance contengono ancora vitamine, la sabbia è bianca come un frigorifero e le galline non hanno paura di niente, anzi, quando un uomo si avvicina, gli chiedono se è libero per quella serata.
In Febbraio, appassionati piloti di tutta Italia legati tra loro nell'essere associati all'Amsci, si sono riuniti sui centottanta metri quadrati di quest'isola.
La ragione del suddetto meeting è un gemellaggio, voluto dall'amministrazione locale, organizzato tra i festeggiamenti per l'ultima puttanata dell'Amsci e la festa annuale degli Imeniani.
E' quest'ultima, una delle feste più spettacolari ed importanti del calendario delle manifestazioni dell'estate locale.
Ottantaquattro reti televisive sono sul posto e ciascun organo di stampa, degno di chiamarsi tale, è presente con il proprio inviato: infiltrato e senza permesso, l'onnipresente Pietroforte.
Spagnolo, causa salute, ha mandato un telegramma giustificando la propria assenza, mentre Mondani non si è lasciato sfuggire l'occasione del viaggio-vacanza.
Naturalmente è presente Dallas, il barone dell'automodellismo mondiale, intervenuto con la schiera di assistenti a lui soliti tra i quali due svedesi, un australiano, il solito De Graaf e Calvari che è presente, spacciandoli per interpreti, con moglie, figlio ed un paio di amici della Garbatella.
Gli abitanti locali sono vestiti secondo la tradizione con berretti, jeans e magliette sponsorizzate. I nostri drivers si sono invece presentati con, dentro ai fori del naso, delle bielle Novarossi e praticando un nudismo assoluto. Le loro donne, tutte presenti, si aggirano per l'isola con penne di gallina tra i capelli trascinando per mano i figli vestiti da cresima.
Fanno eccezione lo stregone della tribù che, non avendo avuto il giusto contratto di sponsorizzazione, veste in un completo grigiofumo, il driver Ielasi il quale, odiando Novarossi, dichiara che con la biella si sente troppo vestito ed il sottoscritto che, dichiarando la propria vergogna, continua ostinatamente ad indossare gli shorts.
A festa iniziata tutti si siedono davanti alla statua di Mene Fot, una divinità locale con la testa di pellicano ed il corpo di moto Guzzi mentre, accolti da una pioggia di sputi (segno di rispetto Mene), arrivano i quattro saggi dell'isola.
Sedutisi su altrettante poltrone Frau ed avuto il loro long-drink, questi iniziano a parlare con impegno di quelli che sono i problemi economico-sociali della comunità: la mancanza dei cinematografi a luci rosse e dei missili terra-aria, la crisi della coltivazione delle carrube (si sono avute otto carrube in sette anni), l'instaurazione dell'isola pedonale, il crescente diffondersi dell'uso del Falqui e la maleducazione crescente dei giovani scimpanzè.
Tutti gli Imene dimostrano la loro approvazione mimando un attacco di diarrea, mentre i drivers, lontane le mogli ed incapaci di capire l'importanza di questi problemi, si lasciano andare a manifestazioni amorose nei confronti dei più giovani indigeni.
A questo punto, contemporaneamente, si alzano Mene Clap ministro della cultura e spettacolo e Roberto Cairo, capo indiscusso dei drivers: entrambi, come se fosse tutto preparato, iniziano sapientemente a trascinare i propri verso lo scocomeramento più assoluto. Gli Imeniani tengono per la Ferrari, amano la buona cucina ed ascoltano le meglio di Lucio Dalla.
I drivers sono cannibali, adorano lo squalo-tigre e praticano l'onanismo.
L'intesa è quindi difficile ed i contrasti nascono inevitabili: Mene-Clap urla pigliandosela soprattutto con Calvari mentre gli altri, dopo aver litigato tra di loro, mandano avanti Solaroli con l'incarico di bastonare gli avversari. Intanto un gruppo di drivers, preparato un grosso pentolone, sta bollendo un giovane Imene con contorno di patate mentre Baruzzi tira delle spaventose legnate in testa al malcapitato che si ostina a mangiarsele.
Qualcuno inizia a danzare al ritmo dei tamburi ed altri si sbronzano perdutamente con un nettare locale chiamato Barbera.
La festa, le lotte, le botte, i canti ed i balli vanno avanti sempre ripresi dalle stazioni televisive ininterrottamente per sei giorni, le soste sono solo per pisciare e per informarsi sul programma della manifestazione.
Infine la stanchezza ha il sopravvento, le focosità si placano, la pace è fatta e si può dichiarare ufficialmente e felicemente avvenuto il gemellaggio. A terra restano coriandoli, bottiglie di Barbera, qualche adesivo della Motonica ed un dente di Iguana.
In inverno i saggi Imeniani ricorderanno alla loro tribù l'avvenimento e dichiareranno il fatto come calamità naturale.

















